"Winter Leaves" review by Nikola Tenani
(English excerpt from Italian review)


  
Winter Leaves” inspires dreamlike images thanks to its tonal key and classical instruments: the violins and harp, and the celebratory landscapes that remind you
of Enya’s recent work (eons away from her mainstream debut of “Enya”) or the more ethereal “Deco” or “Asphalt” from In the Nursery.


   The most representative moment is when the third version of “Winter Leaves” begins to seem nobler than its Extended New Age Version. This is its rebirth and it serves as the mediator of the sounds expressed. A highly imaginative soundscape, which swings open like a door onto a fantastic and perfect dimension, like in Terry Brooks’ "Landover" - a place where we’d all like to live in.

 
  This is a small album with just three songs, or rather an original minute suite
and two sister pieces that accompany the first. It’s our first experience with Vincere Sylph and his sound, which flies between ethereal standstills and evening skies.


 


                      
                     "Winter Leaves" review by Nikola Tenani
                                           (full review in  Italian )


Boston è fantastica: una città in cui si concentrano energie tali per cui varrebbe la pena di investirci il futuro.
Un po’‘ come Berlino, Parigi, Londra; città per cui la storia culturale è stata talmente felice che anche il solo respirare tra le vie di queste città è corroborante, smog escluso, ovviamente.
Città universitaria e colta, fin dalla colonizzazione puritana Boston ha sempre rappresentato un punto d’‘incontro tra Europa e Nuovo Mondo , il cattolicesimo uscito da pochi decenni dal medioevo che ritrova timori e paure nella conquista dell’‘ignoto e ciò gli dona quel profumo di gotico che poche altre città detengono.

Ed Edgar Allan Poe…

Queste sono le credenziali per una città avida e ricca di “genius loci” felici, almeno per i nostri caratteri, le nostre pretese, la nostra cultura, la cultura gotica che respira polveri antiche e le trasporta nel futuro.
In questo, Boston è davvero fantastica: Amber Spyglass, Walter Sickert, Milling Gowns, Thylacine, Ultra Plush, sono tutte realtà musicale felicemente propositive e rappresentative di tante facce del goth europeo in terra americana, realtà là consolidate che andrebbero anche in Italia (così pigra anche tra la gente oscura…) scoperte.
Come Vincere Sylph, un musicista che rappresenta la sua città, quindi pure fantastico.Lo è veramente ed in questo singolo la sua arte orchestra tre aspetti della stessa versione, leggermente diversi, tre variabili di un brano incantevole dal primo ascolto.

“Winter Leaves” ispira ad immagini oniriche grazie ai classici protagonisti in questi ambiti: violini, suoni d’‘arpa, landscape estatici che carezzano i ricordi di un’‘Enya nell’‘ultimo periodo, lontana dal mainstream d’‘esordio di “Enya” come degli In The Nursery più eterei, “Deco” od “Asphalt”.
In questa chiave il momento più rappresentativo è quando “Winter Leaves”, nella terza version, aumenta la percezione di nobiltà rarefatta rispetto alla fase più new-age della Extended Version, seconda traccia e mediatrice dei suoni espressi.
Un soundscape immaginifico che si apre come una porta verso dimensioni fantastiche e perfette, un po’‘
la "Landover" di Terry Brooks, la terra a cui tutti vorremo appartenere.
E’‘ un piccolo album di tre canzoni, anzi, di una minuta suite originale e due sorelle che l’‘accompagnano ma è il primo contatto con Vincere Sylph ed il suo suono che vola tra stasi eteree e cieli vespertini, una chance la merita, il suo myspace è complice.